Set
04
2009
By ariele
CORSO DI TEATRO NEI WEEK-END. SPETTACOLO FINALE!
L’associazione Teatro di Ariele propone per l’anno 2009-2010 un percorso formativo di 6 mesi, articolato in 14 fine settimana presso la propria sede in via Rocco da Cesinale N° 6, 00154, Roma (Metro Garbatella).
I week-end intesivi di lavoro teatrale sono tesi, in ogni singolo week-end, a stimolare nei presenti la costruzione di un percorso che nasca non solo dall’esperienza di chi guida i partecipanti, ma anche e soprattutto che sia per loro creativo e personale.
Il percorso si svilupperà attorno ad una linea tematica precisa: arrivare alla rappresentazione scenica di testi d’autore (o brani di essi) in cui la cucina abbia un ruolo fondamentale nella narrazione.
Il divertimento e lo studio della drammaturgia sono la chiave di questo lavoro: sulla scena si arriverà a proporre, oltre al testo letterario iniziale, anche i cibi che quel testo ha ispirato.
Il lavoro dell’intelletto accompagnato all’appagamento del gusto!
Si partirà da un approfondito studio dell’autore e del testo letterario - dalla scuola di “Sabor & Arte” della Dona Flor di Jorge Amado, al sublime pranzo che riesce a preparare la Babette di Karen Blixen - per arrivare a sperimentare le tecniche di scrittura drammaturgica, fino alla creazione di un testo che porterà alla creazione di uno spettacolo finale.
Gli allievi arriveranno a scrivere loro stessi, sotto la guida dei docenti, il testo della messa in scena finale.
Il cibo, oltre ad essere un elemento indispensabile per la perpetuazione della specie, acquisisce dei valori che oltrepassano la mera funzione fisiologica. Basta pensare all’importanza della convivialità, il senso d’ospitalità e d’accoglimento manifestati attraverso l’offerta e la condivisione del cibo, tratti che fanno parte della nostra storia, ma anche del nostro presente.
L’alimentazione tocca una serie di complessità, dalla religione ai rituali, dalla psicologia individuale e collettiva alla tradizione, dalla sopravvivenza dei comportamenti atavici dei cacciatori agli adattamenti all’ambiente ed alle contingenze.
Uno dei grandi criteri della vita quotidiana è riassunto dalla frase: “Dimmi ciò che mangi e ti dirò chi sei”.
Gli autori mangiano e parlano di questo, ma sono soprattutto i personaggi da loro creati che mangiano. Come Sancho Panza e il Quijote o Gargantua e Pantagruel, che dedicano la loro vita al cibo e da questo estraggono le loro riflessioni.
Talvolta il mangiare si converte in paesaggio, in obiettivo o in filo conduttore di una trama.
I due grandi motori letterari degli ultimi due secoli sono stati l’amore-sesso e/o il potere-denaro, il cibo è intimamente in relazione con questi o con la somma di questi: la Famiglia e, per estensione, il Sociale.
Diceva Elsa Morante: “La frase d’amore più vera, l’unica è: hai mangiato?”.
Già nell’antichità, alcuni generi letterari si definiscono con vocaboli usciti dalle cucine, ancora nelle mani dei cuochi più che in quelle, forse solo apparentemente più raffinate, dei commensali che attendono avidi e affamati a tavola. Dalla Satira, che si richiama a un piatto formato da diversi elementi, una specie di piatto misto di oggi, alla Farsa, che è un “ripieno” che farcisce il Tempo, come interludio comico, tra due momenti di un’azione scenica seria.
Cuochi e letterati, dunque, sono abili manipolatori, artefici di metamorfosi “dal crudo al cotto”, sapienti mescolatori di sostanze e di sapori da offrire.
Parlare di cucina significa parlare della vita.
A tavola si conoscono gli uomini e le civiltà a cui appartengono.
Cibi, ingredienti, gusti, mode, tradizioni, sapori, odori, colori, ricordi... Tutto un mondo, diversi mondi si incrociano e convergono su di un unico obiettivo: il piacere di vivere mangiando con gusto e con stile.
Quali titoli vengono alla mente quando si pensa al rapporto tra cucina e letteratura? Probabilmente tutti ricordiamo “Afrodita” di Isabel Allende, La cucina di Bahia di Jorge Amado, gli ormai notissimi “Chocolat”, “Vino, patate e mele rosse e cinque quarti d'arancia” di Joanne Harris e le divagazioni culinarie sul filo del ricordo di Proust...
Per non parlare poi dei tanti personaggi che gli autori hanno costruito attorno alla passione gastronomica e che ne hanno fatto un cardine della loro personalità letteraria. Potremmo citare Maigret, ma anche Montalbano, Pepe Carvalho e il Montale di Izzo, appassionato di bouillabaisse.
La prima parte del corso sarà strutturata sull’analisi dei testi proposti dai docenti e sul successivo lavoro di drammaturgia teso a dare una dimensione teatrale alla pagina letteraria. Si lavorerà alla costruzione di schemi drammaturgici che tengano conto delle specifiche che regolano la scrittura per il Teatro: il ritmo interno alle scene, la struttura narrativa d’insieme, la scelta dei personaggi e la costruzione psicologica di essi, il rapporto affettivo che li lega. Il tutto unito ad un linguaggio che non si discosti dalle indicazioni che suggerisce la pagina letteraria.
Tale lavoro porterà alla stesura di un copione, rappresentato in maggio, a fine corso.
La seconda parte del corso prevede il coinvolgimento degli allievi in un training fisico e vocale. Saranno accompagnati all'apprendimento delle tecniche basilari dell'arte dell'attore, dalla dizione al controllo del corpo. Il lavoro sulla dizione sarà concentrato su: la respirazione, la lettura di un testo, lo studio della voce come strumento ed energia, la dinamica del suono, la fisiologia dell’apparato fonatorio, l’articolazione, lo studio della fonetica e dell’igiene dell’apparato fonatorio. Sarà altresì indirizzato verso la creazione di un forte ascolto del gruppo, la ricerca di uno stabile ritmo interno delle parole e delle azioni, e sullo studio e l’approfondimento del training vocale dell’attore.
Il workshop si terra a Roma in sedi diversificate a seconda delle esigenze dei singoli week-end.
Gli indirizzi verranno comunicati con sufficiente anticipo agli iscritti.
A CHI SONO RIVOLTI
I week-end intensivi sono aperti a tutti, attori e non attori, a chiunque abbia il desiderio, la voglia e anche l’urgenza, al di la delle proprie scelte di vita, di entrare in una dimensione creativa totale, in contatto profondo con l’altro, attraverso l’arte teatrale, la creazione e, perché no, la cucina.
Il numero minimo di partecipanti è 6, quello massimo di 15.
DOCENTI
I docenti saranno il regista-attore Renato Cecchetto, direttore del corso e l’attrice Clorinda Venturiello.
DATE:
7-8 NOVEMBRE 2009: ANALISI DEL TESTO E SCRITTURA DRAMMATURGICA
21-22 NOVEMBRE 2009: ANALISI DEL TESTO E SCRITTURA DRAMMATURGICA
5-6 DICEMBRE 2009: ANALISI DEL TESTO E SCRITTURA DRAMMATURGICA
19-20 DICEMBRE 2009: ANALISI DEL TESTO E SCRITTURA DRAMMATURGICA
23-24 GENNAIO 2010: DIZIONE E RECITAZIONE*
6-7 FEBBRAIO 2010: DIZIONE E RECITAZIONE*
20-21 FEBBRAIO 2010: DIZIONE E RECITAZIONE*
6-7 MARZO 2010: RECITAZIONE E MONTAGGIO SCENE
20-21 MARZO 2010: RECITAZIONE E MONTAGGIO SCENE
3-4 APRILE 2010: RECITAZIONE E MONTAGGIO SCENE
17-18 APRILE 2010: RECITAZIONE E MONTAGGIO SCENE
8-9 MAGGIO: PROVE
14-15-16 MAGGIO: PROVE
21-22-23 MAGGIO: SPETTACOLO
*Le domeniche pomeriggio dei week-end di gennaio e febbraio saranno dedicate alla studio e alla preparazione dei piatti incontrati nel nostro percorso drammaturgico.
ALLOGGIO PER CHI VIENE DA FUORI ROMA
L’associazione nella sua sede di Roma mette a disposizione 4 posti letto al costo di 10 euro a persona.
Nella sede dell’associazione i partecipanti avranno a disposizione una cucina attrezzata dove potersi cucinare.
COSTO E MODALITA’ D’ISCRIZIONE
COSTO: 600 EURO (COMPRESO DI TESSERA ASSOCIATIVA, ratrealizzabile in 6 mesi)
GLI ASSOCIATI E I NUOVI ASSOCIATI CHE SI ISCRIVERANNO ENTRO IL 20 SETTEMBRE AVRANNO DIRITTO AD UNO SCONTO DI 50 EURO
Possibilità di pagamento personalizzate.
Il pagamento dovrà avvenire tramite bonifico bancario.
INFO:
teatrodiariele@gmail.com
0039 068174322
0039 3392754291
SKIPE: TEATRO_DI_ARIELE
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